L'antica sorgente de 'll'acqua 'e mmummare

                                                      'e mmummare

 Quanti di noi ricordano che ai partenopei è stata restituita la famosa acqua "suffregna"?
L'antica sorgente de 'll'acqua 'e mmummare".
L'acqua, unica nel suo genere, era denominata "Acqua della sorgenti del Monte Echia" e proviene dal pozzo artesiano situato nel Palazzo Reale, pozzo realizzato nel 1850 circa dall'Ing. L.Cangiano su ordine di Ferdinando II.
In seguito ad indagini chimiche e batteriologiche è stata classificata come acqua minerale naturalmente gassata, ricca di sali naturali, contenente bicarbonato di sodio, clururata, calcica sodica magnesica e ferruginosa, microbatteriologicamente pura.
Fino al 1973, anno in cui si è manifestato il colera in conseguenza del quale questa preziosa acqua era stata bandita, veniva distribuita nelle caratteristiche mmummare, una specie di anfora in creta con doppi manici, dove veniva conservata per non alterare le sue proprietà sorgive (qualora non bevuta direttamente alla fonte).
Molto buona a gustarsi, era la bevanda preferita dei napoletani dei tempi andati specialmente in estate, quando veniva servita fredda nei vari puosti, oggi vietati per motivi igienici. Il consumo puo' essere utile in alcune forme di anemia con basso valore globulare e carenze di ferro.
In Via Riccardo Filangieri Candida Gonzaga, strada comunicante con Via Acton e Piazza Municipio o, meglio tra le mura perimetrali del Palazzo Reale e di Castelnuovo, si trovano quattro fontanine dove sgorga l'acqua delle "mummare”.
Oggi via Riccardo Filangieri Candida Gonzaga è zona pedonale, essendo istituito su detta strada il "Parco termale" dell'acqua suffregna, con panchine, fioriere e locandine che riportano alcuni cenni storici delle sorgenti ferruginose del Chiatamone, di Agnano etc. e delle loro qualità curative.
L'acqua "zurfegna" conosciuta anche con i nomi di suffregna, ferrata, delle mummare e del Chiatamone, è stata da secoli la "bevanda" per eccellenza dei napoletani, molti la sorseggiano in piccole dosi con il vino,oppure gradirla presso una "banca dell'acqua" dove il venditore d'acqua detto "acquaiolo" la serve liscia o con l'aggiunta di spremute d'arancia, di limone e un pizzico di bicarbonato di sodio.
L'acquaiolo ha conservato una sua caratteristica folkloristica: per attirare l'attenzione dei viandanti si serviva del suono manuale e ripetuto dello spremiagrumi in ferro forgiato, accompagnato da esclamazioni penetranti del suo grido per far sì che il distratto notasse la sua "banca dell'acqua" e colà dissetarsi, dopo aver ascoltato una serie di ripetuti e vocianti inviti in vernacolo napoletano

Da alcuni riferimenti storici si è appreso che quando lo sfortunato Franceschiello, ultimo re Borbone, accompagnato dalla bella moglie Maria Sofia, andò esule a Parigi, chiese ad un Ministro napoletano che gli era andato a rendere omaggio di portargli un ricordo della sua amata Napoli.
Il Ministro chiese allora a Vincenzo Gemito di modellare espressamente per il re la statua dell'acquaiolo fusa in argento: il classico scugnizzo con la "mummera" sotto al braccio e con la "mummarella" in mano.